Libera Accademia di Roma &
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E PENSARE CHE C’ERA IL PENSIERO (Giorgio Gaber, 1994)
“In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei lampadieri che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata alla spalla, con il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé, ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o narcisismo,
ma per sentirsi dalla parte buona della vita”. (Tom Benetollo, 1999).
Ci piace proporre una riflessione, come “apertura” dell’Almanacco 2021-22, su questo pensiero di Tom Benetollo, punto di riferimento dell’arcipelago pacifista, da Comiso alla ex Jugoslavia, da Genova ai Social Forum e al “popolo delle bandiere della pace” contro la guerra in Iraq, fino alla nascita del Terzo Settore, di Banca Etica e di tante altre reti, realtà, comunità, iniziative sociali e culturali, ancora oggi di grandissimo spessore nel panorama italiano e internazionale.
Non viviamo un tempo che ha bisogno di eroi, ma di persone che con umiltà e consapevolezza continuano, nonostante la notte oscura, a perseguire strade sostenibili nella realtà. Una notte originata dalle macro economie e dai consumi da tempo insostenibili, dal narcisismo dei tanti comportamenti quotidiani in cui conta solo il proprio punto di vista e il proprio corto interesse. Una notte di cui non bisogna cercare responsabilità altrui e altrove, ma nella pigrizia e inerzia culturale da cui tante volte ci si lascia dominare.
Non possiamo respirare un’aria di qualunquismo sul problema dell’altro da noi perché oggi non ci tocca. Non ci tocca l’ondata di caldo tanto in Canada quanto in Italia con gli incendi devastanti. Non ci tocca l’alluvione e lo straripare dei corsi d’acqua ovunque, persino nella ricca e organizzata Europa del Nord. Non ci tocca la guerra per bande in Libia e la tratta di schiavi organizzata sulle coste meridionali del Mediterraneo. Non ci tocca il futuro a dir poco incerto in cui è stato abbandonato l’Afganistan dopo gli ultimi 20 anni di occupazione militare. Non ci tocca l’ultima prova INVALSI che ha registrato il crollo del livello di preparazione scolastica dei nostri figli e nipoti, denunciando la fragilità di una “pedagogia” online.
Non è vero: tutto questo ci tocca da vicino: non possiamo più prescindere da un cambiamento di stile di vita che ponga al centro non solo il benessere personale e quello di chi ci sta vicino, ma anche quello di chi percepiamo più lontano da noi.
Per uscire dalla notte non ci sono ricette, né scorciatoie. E pensare che c’era un pensiero, per dirla con Giorgio Gaber, vuol dire che già da tempo esiste una base e un progettualità da cui partire. Continueremo quindi, anche per il 2021-22 a portare avanti il nostro progetto culturale percorrendo il tracciato dell’Agenda 2030 e dei suoi Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile scegliendone alcuni più “vicini” alle nostre attività quotidiane disseminate sul territorio della città, senza tralasciare una visione complessiva e gli elementi di critica sulle organizzazioni nazionali e internazionali deputate a innescare i processi di informazione e consapevolezza delle persone.
Molto c’è da discutere sul ruolo dell’ONU e delle strategie messe in campo dalle sue Agenzie e sul concetto di sviluppo, che spesso prevaricano e non sostengono una crescita rispettosa dell’ambiente e dei popoli, e lo faremo insieme - tra le tante altre cose - nelle nostre Agorà, spazi che presto renderemo luoghi di promozione e rilancio della Cultura e del Benessere. Non abbiamo ovviamente la presunzione di definirci “lampadieri”, questo è un ruolo che andrebbe ricoperto in altri contesti e ad altri livelli, ma possiamo di certo fare la nostra parte come individui, come sistema associativo, come operatori del benessere, dello sport, della cultura.
Crediamo che il nostro Progetto Culturale abbia delle cose interessanti da dire e condividere, contribuendo a “illuminare” un pezzo di strada che dobbiamo percorrere.
Rita Ricci & Giuseppe D’Agostino Presidenti Libera Accademia di Roma & Università Popolare dello Sport


IL CORAGGIO DEL LIMITE
Ogni anno il nostro Progetto Culturale si “materializza” nelle proposte del Grande Almanacco, che per il 2020-21 avrà un’articolazione trimestrale per essere duttile e flessibile al percorso di riapertura del Paese. Abbiamo riflettuto a lungo sul modo in cui declinarlo oggi, questo Progetto. Non è stato facile dopo tutto ciò che ha attraversato le nostre vite: è difficile esprimere una riflessione su ciò che è accaduto e ancora accade in questi mesi. È difficile riflettere su un “male sconosciuto” che ha interrotto tante cose e ha spezzato tanti sogni. È difficile riflettere sul vuoto e sul silenzio che hanno fatto parte di un pezzo della nostra Storia.

Ma raccogliamo la sfida, e allora riflettiamo insieme sul modo in cui la pandemia ci ha messo a confronto con i nostri limiti, come esseri umani e come sistemi sociali, politici, ed economici. Una situazione globale che mai avremmo prima potuto immaginare, come se non potesse far parte del nostro Tempo, ha posto una seria ipoteca sugli anni a venire. Il coraggio del limite dunque, che abbiamo il dovere oggi di mettere in campo per essere ancora “capaci di futuro”, non uno qualsiasi ma un futuro sostenibile per noi, per le prossime generazioni e per l’ambiente che ci circonda.

Per questo abbiamo scelto come fil rouge del nostro Progetto Culturale 2020-21 l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU, che corre trasversale lungo tutto questo Almanacco nelle sue proposte culturali e didattiche. L’Agenda è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri e declina 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile, il cui avvio ufficiale ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei successivi 15 anni: i Paesi si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Da gennaio 2021 ci riproponiamo di affrontare, in sinergia con altre organizzazioni ugualmente attente e sensibili, questi temi per noi importanti nei prossimi mesi, attraverso una serie di appuntamenti periodici con la presenza di  esperti, testimonianze, video, musica, immagini e momenti conviviali. Le nostre riflessioni e le buone prassi con la rete di partner italiani sull’Agenda 2030 ci permetteranno un confronto e uno scambio rilevante sia con i nostri partner europei nei progetti Erasmus sia con quelli internazionali nei progetti di cooperazione.

Ci concederemo lo spazio anche per mantenere un punto di osservazione critico, proprio a partire dall’ONU, nel perseguire i traguardi degli Obiettivi: per la sua fragilità in termini di rappresentanza globale, di democrazia decisionale visto il perdurare del diritto di veto di pochi sui diritti dei molti non ancora rappresentati; non ultimo l’utilizzo delle economie a disposizione delle proprie Agenzie, poco attente alle verità storiche di tanti popoli e dei loro territori. Questo non solo per capire insieme come un sistema associativo come il nostro - e ciascuno di noi - può declinarli e perseguirli nelle sue mille azioni quotidiane, ma anche e soprattutto per offrirne una visione complessa che ne metta in luce punti di forza e di debolezza, criticità, successi e mistificazioni.
Nell’Almanacco abbiamo disseminato gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile: li troverete nei programmi dei corsi e delle attività, nelle riflessioni dei docenti, nei progetti di viaggio. Li vogliamo immaginare come una sorta di “pietre d’inciampo”, un’occasione per fermarsi a pensare e tenere a mente quali sono - o meglio potrebbero essere - i traguardi da raggiungere nel nostro prossimo futuro.
Rita Ricci & Giuseppe D’Agostino
Presidenti Libera Accademia di Roma & Università Popolare dello Sport


 
L'ENERGIA DI AGIRE
In questo primo editoriale per il Grande Almanacco mi sento di riprendere quanto scrive a proposito di felicità Andrea Marcolongo in “La misura eroica. Il mito degli Argonauti e il coraggio che spinge gli uomini ad amare“(Mondadori, 2018.)
La parola latina felix ha la stessa radice di fe’, fecundus che significa fertile. Scrive a riguardo l’autrice: “essere felici non significa non aver problemi, contrattempi e vivere in stato di quiete. È energia di agire, la gioia di fare, la voglia di cambiare- di essere fertili, veder sbocciare i fiori che siamo. E l’infelicità è il suo contrario: l’incapacità di muoversi, di scrollarsi di dosso pensieri pesanti, l’impossibilità anche di fare un solo passo avanti”.
Rifiutare la fecondità della vita è in buona sostanza rifiutarne la sua bellezza. Ecco il nesso tra questa citazione, questa mia breve riflessione e il filo rosso che lega le attività che proponiamo quest’anno. Molti docenti ricordano la bellezza nel presentare le attività didattiche proposte per l’anno 2018-19 in un gioco di rimandi e digressioni molto stimolanti.
Quello che a me preme sottolineare è che la fecondità non conosce confini anagrafici, si sposa con la curiosità e l’apertura verso il nuovo, traduce in azione “felice” il nostro essere vivi.
Il mio augurio è che le proposte che offriamo in questa pubblicazione continuino a produrre voglia di fare e di imparare e il piacere di condividere con gli altri momenti di creatività e di saperi.
Susanna Bucci


DI MUSICA E PAROLE VISSUTE

Così come si legge nei racconti di alcuni ciclisti protagonisti durante una grande impresa sulle strade di montagna, guardare indietro mentre si è in un’azione di spinta verso la vetta non è sempre un comportamento efficace e vincente.
A volte però voltarsi può rivelarsi d’aiuto, necessario addirittura per esaminare se la linea appena disegnata è abbastanza dritta o se il “solco tracciato” è definito quanto basta per poter continuare o modificare l’andatura di marcia.
Oggi posso dire, e con buona soddisfazione pur non essendo un ciclista professionista, di essermi voltato e aver trovato una risposta rassicurante di quanto realizzato sino ad ora insieme a compagni di lavoro attenti, riflessivi, ingegnosi e generosi che, di fronte a mille difficoltà, hanno costruito insieme a me una bellissima realtà diventata Squadra e poi “Famiglia”.
Diversi traguardi tagliati in 6 anni di attività.
Le nostre associazioni, fatte di tante individualità, si sono plasmate, strutturate, potenziate, modellate a seconda delle necessità diventando ideatrici e promotrici di progetti culturali articolati.
Ho imparato tanto da chi, fianco a fianco e giorno dopo giorno, ha lavorato discusso e collaborato per migliorare questo nostro progetto che parla di cultura e di solidarietà, di storia e di amicizia, di musica e di parole vissute. Tutti insieme allora, per una nuova partenza e un nuovo arrivo, dai docenti, sportivi per competenze e creativi per passione, nell’ideare sempre interessanti proposte didattiche, ai cari amici di sempre e agli allievi che spesso, con il loro impegno, suggeriscono nuovi tracciati da seguire.
Che sia il prossimo anno accademico una salita del tour o una discesa del giro non importa, la cosa fondamentale sarà di certo viverlo insieme.
Giovanni Gava

 
RESPIRO
Prendendo la rincorsa con un tuffo mi immergo nelle splendide acque del “mare nostrum”. Giù, cercando di esplorarne le profondità…
In totale immersione scivolo via e per l’aria non ci sono preoccupazioni. Mantenendomi allungato ma morbido, avanzo. Esploro e con piccoli movimenti del capo mi guardo intorno: corpi e volti conosciuti che nuotano nelle stesse acque e nella stessa direzione, mi rassicurano.
“Quanti incontri, quante meraviglie, quante emozioni e difficoltà da superare …”gli occhi umidi e il cuore che batte, forte, il sangue che pulsa nelle vene, sento il bisogno di respirare. Grandi bolle d’aria mi danno ristoro: le nostre case, i nostri progetti e le tante cose realizzate. Prendo fiato, incontro amici di lungo tempo. Ogni bolla uno scambio, gruppi con cui condividere che mi danno energia, proseguo il viaggio.
Con i polmoni carichi, continuo.
Quante bolle senza aria! incidenti di percorso, progetti mancati, amici che hanno preso altre direzioni. Sento l’aria insufficiente e allora riemergo in superficie e affamato riprendo fiato.
Cerco e trovo isole che sanno di approdo, porti sicuri nel “mare nostrum”: progetti europei e il piacere di incontrare partner di paesi di lingue diverse, il Cadore e le sue montagne piene di canto e di musica, il progetto Palestina carico di passione e impegno. Riprendo ancora fiato. Ora ce n’è per una lunga immersione, profonda. Mi muovo leggero, pieno di energia ma non appesantito, consapevole di trovare nuove bolle d’aria come tappe di un percorso ancora lungo e isole sulle quali vivere il quotidiano con vecchi e nuovi amici.
Un piccolo movimento di gambe e braccia, le mani che prendono l’acqua senza strappi e spingono. Proseguo nello slancio, l’aria non è un problema, una sensazione di totale immersione.
Respiro piacevolmente nel “mare nostrum”.
Giuseppe D’Agostino - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

#UN ANNO STRAORDINARIO

Un sistema associativo come il nostro LAR e UPS non è solo un’ impresa ma una mission, anche se il termine è vintage. Abbiamo fondato e costruito questo progetto tra affini, amici, col desiderio di realizzare le nostre idee, per offrire un “servizio” ai cittadini, per creare opportunità di lavoro. La finalità è operare per l’evoluzione e il “progredire” dei singoli e della società, sapendo che questo è legato alla conoscenza, alla consapevolezza e alla condivisione , che il cambiamento è un processo da favorire, che le persone vivono meglio partecipando le esperienze, mentre l’isolamento e la mancanza di contatto inaridisce e blocca molte energie. La nostra discreta esperienza nel campo dell’educazione e formazione degli adulti, è quella di professionisti dediti da tempo a coltivare e ampliare le personali competenze, arricchirle per poterle trasmettere, costantemente curiosi e stimolati a approfondire tematiche e concepire eventi per alimentare quella potenzialità creativa che facilita la diffusione dei Saperi.
Così siamo nati senza finanziatori o sponsor, con un piccolo investimento iniziale per noi sostenibile, mettendo in campo la professionalità, la capacità di organizzare e coordinare, la volontà di una sana gestione economica, a salvaguardia dei docenti, collaboratori e fornitori, in trasparenza e condivisione fra tutti gli attori del sistema.
Non ci riteniamo “puri” ma lavoriamo alacremente perché il sistema sia eco-sostenibile.
Cultura nella sua accezione più ampia, benessere come equilibrio e qualità della vita, sport come attività di movimento sana, piacevole, da condividere in gruppo. In questi ambiti organizziamo attività rivolte a tutti, contenendo e mantenendo “popolari” le quote di partecipazione, alta la qualità dei docenti, creando occasioni di incontro, confronto e socializzazione, per favorire la conoscenza tra le persone stimolando la pacifica convivenza(condivisione).
In questi quattro anni stiamo perseguendo una stabilità, mentre velocemente i fornitori alzano i costi, i cittadini altresì si vedono costretti a ridurre la spesa per “cultura, benessere e sport”, i docenti, professionisti di alta qualità, modulano le loro spettanze alla sostenibilità associativa, con grande senso di appartenenza, i collaboratori dell’organizzazione sono a regime di piccolo rimborso spese.
Siamo temprati alla resilienza e agiamo con tenacia convinti che il tempo di lavoro è tempo di vita e di relazioni, questo ci trasmette forza.
A giugno, ancora in equilibrio con la chiusura del bilancio sociale e economico del A.A. appena terminato, nel momento di maggiore esposizione, il periodo in cui si effettuano tutti i saldi e si dovrà attendere ottobre per acquisire nuove risorse, mentre progettiamo tutte le azioni per l’avvio del prossimo A.A, subiamo un furto rovinoso dalla cassaforte della sede centrale, che spazza via velocemente quella tanto sudata piccola stabilità acquisita.
Non vogliamo né dobbiamo desistere dall’impresa, anzi siamo spronati a rinnovare e rilanciare il progetto, consapevoli del valore espresso dal mondo dell’associazionismo sano che arriva, dai grandi fiumi ai piccoli rivoli, a fornire quei servizi al cittadino, che la “grande organizzazione sociale” non cura.
Dirigenti Larups
 

GLI EQUILIBRISMI DELLA CULTURA
Quando siamo partiti quattro anni fa, dando vita alle basi del nostro sistema, eravamo ben consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato. Decidere di investire nella cultura e nella formazione era ed è una scommessa nel nostro Paese, ancor più in tempi di crisi come questi, soprattutto se alle spalle non ci sono sponsor e investitori.
L’investimento che abbiamo fatto è rappresentato dal lavoro che tutti noi abbiamo svolto in questi anni, certamente non ripagato da migliori condizioni economiche ma “solo” dalla consapevolezza di aver strutturato nella città un nuovo centro di educazione e formazione per gli adulti, capace di portare avanti una progettazione culturale a 360°.
Non siamo e non saremo mai soltanto un “corsificio” anche se i corsi, i seminari, i workshop e le visite guidate rappresentano il nucleo centrale delle nostre attività. Anche quando progettiamo queste attività, in stretta collaborazione con i nostri docenti, le pensiamo in termini di percorsi, di interdisciplinarietà, facendo dialogare fra loro materie e ambiti di studio. Riteniamo che questo modo di lavorare e di “conoscere” sia un’importante azione pedagogica, perché è in grado di innescare sinergie e curiosità.
Il nostro sistema si è proposto fin dall’inizio un orizzonte più ampio rispetto a quello di organizzare corsi per gli adulti, cercando di portare la stessa qualità e passione anche nella formazione rivolta a chi vuole intraprendere una professione nel settore del benessere e della salute, della fotografia o nel management sportivo.
Pensiamo che “fare educazione” vada oltre tutto questo, perché crediamo che aggregare persone, sensibilizzandole a temi come la solidarietà e la cooperazione, sia un’azione sociale fondamentale nel mondo di oggi. Cerchiamo di fare tutto questo con leggerezza e creatività quando organizziamo manifestazioni come Sport Against Violence Event (ormai da otto anni) o il Festival dell’Avvento (da cinque). Questi due eventi sono diventate appuntamenti stabili, consolidati, con una loro precisa identità. Siamo orgogliosi di coinvolgere durante le feste di Natale oltre 40 cori provenienti da tutta Italia su palchi e chiese del centro di Roma; di vedere correre oltre 600 atleti di varie associazioni sulla pista dello stadio “Nando Martellini” alle Terme di Caracalla; di condividere quello stesso spazio con le associazioni straniere in Italia, di ospitare panel e dibattiti di assoluto valore culturale; di offrire ai visitatori concerti, performance, spettacoli di teatro e di danza; di permettere a chi lo desidera di provare attività
sportive e legate al benessere.
Come sempre, le parole non sono sufficienti a raccontare tutto quello che accade, l’aria che si respira in queste occasioni che non sono le uniche, considerato che anche altri eventi contribuiscono ad arricchire la nostra idea di cultura rivolta a tutti i cittadini: i cineforum, i concerti nei fine settimana nella nostra sede di via Palermo, il festival di cori che organizziamo a giugno in Cadore, le mostre fotografiche e la rivista Photosophia, la novità del cartellone dell’ARTinCLUB.
Come si dice in genere per definire “le cose buone”, tutto questo è “fatto in casa”, con le nostre forze, competenze, economie, risorse, volontà e determinazione.
Pur avendo consolidato tutto questo, pur essendo ormai una realtà nel panorama cittadino, la sensazione di sentirci degli equilibristi permane, perché senza un sostegno, un supporto da parte delle amministrazioni pubbliche, il nostro lavoro rimane qualcosa di precario. Sostegno e aiuto che non significano necessariamente finanziamenti, ma anche servizi o spazi che possano alleggerire il carico delle “uscite” del nostro bilancio.
Le amministrazioni pubbliche sanno di noi, conoscono e riconoscono il valore di quanto facciamo, eppure non sono in grado di sostenere il nostro lavoro. Vediamo, nella città di Roma – nella nostra città - finanziare attività ed eventi la cui qualità e capacità di coinvolgimento è ben lontana da quello che noi riusciamo – malgrado tutto - a realizzare.
Quando quattro anni fa è cominciata la nostra avventura ci eravamo posti un rigore nell’amministrare quanto stavamo creando: evitare che il nostro sistema accumulasse debito, facendo ricadere su chi collabora con noi il peso di un eventuale passivo. Finora siamo riusciti in questo intento, ma con il sacrificio di tutti quanti, con una precarietà che alla lunga rischia di essere spossante.
Andiamo avanti comunque, anche con maggiore energia, nella speranza che finalmente – prima o poi - i nostri interlocutori politici, gli amministratori, sappiano porre la giusta attenzione a quanto stiamo facendo per la nostra città.
Stefano De Camillis
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IL PARADOSSO DELLO SPRECO. Nutrire la città.
Zero sprechi, zero perdite. Zero waste, zero losses
Oggi quasi un terzo del volume del cibo prodotto per il consumo umano nel mondo viene perso o sprecato. Appena un quarto di questa massa di alimenti potrebbe nutrire tutti gli affamati del pianeta. La perdita e lo spreco di cibo sono problematiche molto diverse. Nei paesi industrializzati la questione riguarda essenzialmente lo spreco che avviene al termine della filiera alimentare ed è legato soprattutto, ma non esclusivamente, ai consumatori. Nei paesi in via di sviluppo, invece, il problema è rappresentato dalla “perdita” che si verifica durante la filiera alimentare a causa delle inadeguate tecniche di raccolta e lavorazione, carenza di infrastrutture, sistemi di trasporto inadeguati, mancanza di efficaci sistemi di conservazione e avversità climatiche.